giovedì 6 novembre 2014

Il capitalismo etico...esiste?

L’ultima puntata di Report ha riportato alla ribalta concetti che per gli appassionati di management sono il pane quotidiano, ad esempio : “qual è il fine dell’impresa?” (oltre a temi più sensibili per gli animalisti)

Per fare ciò ha documentato il bello e il brutto dell’Italia.

Partiamo dal brutto: Moncler (la ditta) e Moncler (piumino). Oltre al fondamentale tema relativo agli abusi sulle oche, il servizio riporta come quasi tutti i principali brand del lusso producano all’estero, la cosiddetta delocalizzazione. Una tendenza diventata ormai di “moda” in Italia, in base alla quale i brand del lusso spostano la produzione dei loro capi all’estero continuando però a giocare sulla fama che il "Made in Italy" ha acquisito nel mondo.

E’ davvero necessario delocalizzare per risparmiare sui costi e aumentare gli utili? La risposta sembrerebbe di no, visto che il risparmio è di soli 30€ per capo. Ed è lecito pensare che chi è disposto a pagare 1.960 euro una giacca, non rinuncia ad acquistarla se costa 30 euro in più, magari anche 1999,99 € (i prezzi psicologici aiutano sempre!)

Ma veniamo al bello.

Brunello Cucinelli S.p.A., specializzata in abbigliamento pregiato in cashmire, il cui proprietario, il signor Brunello, come lo chiamano tutti a Solomeo, provincia di Perugia, ha fatto una scelta precisa: rimanere in Italia, puntare sulla qualità (e non solo sulla fama) del "Made in Italy" e continuare a produrre nel nostro Paese, in Umbria. E anche i valori di borsa e di bilancio sono dalla sua parte: un utile netto del 9% annuo, un fatturato (nel 2013) di 322 milioni di euro con un debito di 80 milioni su cui paga 1,9 milioni di interessi a un tasso del 2,2%.

Ecco la domanda tanto temuta: può un’impresa fare utili e creare valore anche senza andare contro principi etici e sociali (e anche ambientalisti)?

O parafrasando un altro celebre imprenditore italiano, “il fine dell’impresa è unicamente il profitto”?

Una risposta a cui naturalmente noi di M4U non siamo in grado di rispondere, ma sulla quale ci interrogheremo nei prossimi mesi.

Sicuramente la creatività ed intraprendenza nella guida aziendale di Cucinelli, oltre che la continua ricerca del benessere psicofisico e della qualità della vita negli ambienti di lavoro, ci fa sperare in una risposta che possa assicurare sì profitto per l’azienda ma che possa anche andare oltre e coinvolgere più stakeholder possibili.

Vedi l’intervista esclusiva di Brunello Cucinelli per Economyup


Del resto il profitto per l'impresa è come l'aria per l'uomo. Ma nessuno si sogna di dire che il fine dell'uomo è l'aria.

È necessario tornare a mettere al centro dell'impresa l'uomo.
Il rispetto dell'uomo e del suo lavoro prima di tutto rendono un'impresa speciale

Ed ecco quindi una scuola dei mestieri voluta e fondata da Cucinelli (come il teatro che porta il suo nome) nel borgo di Solomeo da lui in gran parte ristrutturato con un investimento da 50 milioni di euro.

“L’impresa – spiega Cucinelli – deve tornare a progettare sì a tre mesi; ma anche a tre anni, a trent’anni, a tre secoli. Questo è quello che dobbiamo tornare a fare”.

Un approccio aziendale di questo tipo che valorizza la Corporate Social Responsability e la SocioEmotional Theory come leva competitiva per il miglioramento delle performance aziendali, del benessere dei propri dipendenti e dei luoghi di lavoro.


Edited by Nicola Cucari (Vice-Presidente)



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