sabato 18 ottobre 2014

IL FUTURO COSTRUITO DAI MAKER


I maker, parola da poco entrata di diritto nel vocabolario italiano, sono gli hobbisti del nuovo millennio, che combinano le nuove tecnologie, l’open source e la collaborazione online per creare nuovi prodotti. Ad unire il tutto c’è la componente sociale: gli artigiani del XXI secolo non sono chiusi nelle loro botteghe, al contrario si incontrano e interagiscono. Una delle migliori occasioni per incontrarsi è proprio la Maker Faire, evento di origine statunitense organizzato dalla rivista Make con lo scopo di promuovere la collaborazione tra i maker e di far conoscere ad un’ampia porzione di pubblico queste figure.
L’edizione europea è stata curata da Massimo Banzi e Riccardo Luna, in collaborazione con la Camera di Commercio e Asset Camera. Dopo il successo della prima edizione istituita a Roma l’anno scorso (35 mila visitatori in due giorni!), quest’anno si è replicato l’evento con alcune novità. Per offrirle più lustro e visibilità, la Maker Faire è stata inserita come evento conclusivo dell’Innovation Week, manifestazione che ha l’obiettivo di studiare trasversalmente l’innovazione, con focus su topic rilevanti (Social Innovation, Maker City, Sharing Economy Open Data, ecc.).
L’edizione 2014 ha accolto 300 maker provenienti da tutta l’Europa con innovazioni in moltissimi campi: dai robot con sembianze umane agli alimenti biologici, dalle stampanti 3D agli strumenti di salute e prevenzione. Questo dimostra che la tecnologia e l’era del digitale non vogliono far dimenticare le vecchie abitudini (non potevano di certo mancare gli stand alimentari in Italia!), ma offrire semplicemente altre modalità di fruizione delle stesse.
Con l’avvento della digitalizzazione, tutto ciò che è trasformabile in bit può essere supportato dalle tecnologie digitali e i moltissimi device esposti alla Maker Faire ne sono la dimostrazione. Tuttavia, come sempre accade, il mercato – giudice severo ma indiscusso – selezionerà solo alcuni di questi device, soprattutto in relazione al loro grado di applicabilità e fruibilità. Alcune innovazioni presenti nella fiera potrebbero risultare troppo pioneristiche, altre facilmente superabili ed altre ancora eccessivamente onerose rispetto alla loro funzionalità; ve ne sono alcune, invece, che stanno cavalcando l’onda del cambiamento grazie alla loro capacità di adattarsi trasversalmente a tutto – o quasi - e che per questo potrebbero essere definite delle General Purpose Technologies. È il caso di Arduino, uno strumento di prototipazione open-source pensato per avvicinare un pubblico non esperto alla programmazione e all’elettronica. Si tratta di un meccanismo semplice: è una scheda elettronica in grado di leggere vari input e di trasformarli in diversi tipi di output attraverso una serie di informazioni. L’aspetto di rottura di Arduino sta proprio nella sua facilità d’uso, che porterà ad una sempre maggiore democratizzazione dei processi innovativi, con la conseguente possibilità di sfruttare il contributo di più soggetti e figure professionali. Quello che fino a qualche anno fa poteva sembrare lontano ed avulso dai “non addetti ai lavori”, oggi è invece fruibile da ognuno. L’innovazione è sempre più vicina alle attività di tutti i giorni e quindi sempre più vicina a noi: basta guardarci intorno.

E per la serie guardiamoci intorno, non si può fare a meno di menzionare – con un non celabile orgoglio – lo stand Sapienza presente alla Maker Faire. A rappresentare il primo ateneo di Roma ci sono due ragazzi poco più che ventenni, con proposte diverse ma idee chiare e concordanti sulla direzione che vogliono dare al futuro.
Sentendo da un suo amico la frase “Questo cellulare fa tutto tranne il caffè”, Alfredo Maceratesi ha cominciato a ragionare sull’ipotesi di rendere possibile questo desiderio. Grazie alla collaborazione con Over Technologies (società italiana esperta in domotica) e ad uno spin-off con Sapienza, Alfredo ha potuto costruire la versione 1.0 di Smart Caffè, la sua macchinetta del caffè comandata da uno smartphone, con la più lungimirante finalità di trasformare quest’ultimo in un vero e proprio telecomando per elettrodomestici.

Diversa nei contenuti è, invece, la proposta di Daniele Sora, secondo il quale “il fotovoltaico è meglio piccolo”. Per ottenere i risparmi generati da uno di quei mastodontici impianti fotovoltaici, infatti, basterebbe un impianto piccolissimo, composto anche solo da due pannelli. Energy Switch è un dispositivo in grado di capire quali prese all’interno di un’abitazione conviene alimentare con l’impianto fotovoltaico e quali invece conviene assegnare a carico del fornitore di energia elettrica, il tutto senza provocare l’interruzione del funzionamento dei dispositivi connessi.




Se volete saperne di più, visitate i loro siti:





Da queste testimonianze si capisce che la domotica non è solo una scienza scenografica che fa accendere le luci con il battito delle mani, ma è anche e soprattutto una scienza di supporto alle necessità che sorgono nello svolgimento delle attività quotidiane. Sarà quindi la protagonista del prossimo futuro e contribuirà a migliorare lo stile di vita di ognuno se verrà resa accessibile a tutti.
Infine – last but not least – la domotica, consentendo notevoli risparmi energetici (e non solo), ha importanti e positive conseguenze in ottica di sostenibilità.
E questo vale anche per tutti gli altri campi d’applicazione tecnologica, verso i quali persino i più scettici stanno dimostrando segnali di apertura perché il valore che queste scienze apportano alla società sta diventando sempre più tangibile, anche grazie a figure come i maker.




Autore: Silvia Cianchi

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