sabato 15 febbraio 2014

La Vittoria Alata di Samotracia

VITTORIA ALATA DI SAMOTRACIA
ca. 295-287. Marmo – Musèe du Louvre, Parigi.


La Nike di Samotracia, segnalata ovunque all’interno del museo, rappresenta uno degli appuntamenti consolidati per i circa otto milioni di turisti che ogni anno si recano a visitare il museo parigino. Analogia visiva per eccellenza del concetto di trionfo, la Nike fu scoperta nel 1863 sull’isola di Samotracia dal console di Francia ad Adrianopoli, Charles Champoiseau.
Nonostante l’entusiasmo di moltissimi studiosi che la reputarono paragonabile alle sculture del Partenone in termini di bellezza e qualità, la Nike sarebbe forse stata relegata a un ruolo minore nella storia dell’arte se non fosse stata per la geniale intuizione della direzione del Louvre che decise di spostarla dall’angolo buio nella Sala delle Cariatidi al culmine della scalinata Daru, in una posizione prospettica dominante che le restituì immediatamente tutta l’autorità e l’importanza con cui era stata originariamente concepita.
Questo clima imbevuto di frenesia non poteva restare indifferente davanti ad un artefatto che incarnava così efficacemente ideali di forza e soprannaturalità. Calchi della Nike iniziarono a proliferare in diversi angoli del mondo occidentale e, perfino il Futurismo, movimento incline alla rottamazione del passato, ne riconobbe involontariamente l’importanza, come testimonia la scultura Forme uniche della continuità nello spazio (1913) di Umberto Boccioni, che ne copia dichiaratamente lo slancio. 

Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, 1913. Museo del Novecento, Milano.


Byron Brown, Manifesto senza titolo, 1936. Library of Congress, Washington, D.C.
Nel 1929 lo scultore francese Abel Lafleur realizzò il primo trofeo per la Coppa del Mondo di Calcio ispirandosi espressamente alla Nike, con la dea alata impegnata a reggere un trofeo dalla forma decagonale. Terminate le esuberanze belliche, fu lo sport, infatti, a riportare la Nike come simbolo del conseguimento di grandi traguardi.

 

Trofeo Coppa del Mondo di Calcio, Silvio Gazzaniga. 1970-ad oggi.


Coppa Rimet, Abel Lafleur, 1928-1970.


Nel 1971 la designer americana Carolyn Davidson creò il logo per la compagnia di confezioni sportive Blue Ribbons Sports sulla falsa riga della silhouette della Nike. Ribattezzato “swoosh” (fruscio) per via della sua leggerezza, il marchio ebbe un riscontro talmente fortunato da influenzare la committenza stessa, la quale abbandonò i principi di comodità su cui era fondata per abbracciare i valori di dinamismo e velocità, finendo nel 1978 con il ribattezzarsi in onore della musa, Nike Inc.  


Carolyn Davidson, Swoosh. 1971.
Lo stesso anno Paul McCartney compilò la sua prima antologia della sua band post-Beatles, i Wings, scegliendo come copertina la fotografia aerea di una statuetta alata che poggia su un picco nevoso.
Forse l’immagine contemporanea ispirata alla Nike che è riuscita più di ogni altra a crearsi un’iconografia autonoma è quella di Leonardo Di Caprio e Kate Winslet sulla prua del Titanic nell’omonimo film di James Cameron (1997), perfetta sintesi di tutti i contenuti che hanno reso la dea  imperscrutabile: la sfida nei confronti dell’impossibile che a volte trionfa e altre volte di risolve invece in una clamorosa sconfitta.

Edited by Domitilla Magni

Fonte bibliografica: Francesca Bonazzoli e Michele Robecchi, Io sono un mito. Electa, Milano 2013.

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