domenica 2 febbraio 2014

IL DISCOBOLO di Mirone e l'iconografia moderna.




IL DISCOBOLO, Mirone.
ca. 480-440 a.C.
Marmo – Museo Nazionale Romano (Museo delle Terme), Roma.
Insieme alla Venere di Milo, alla Nike di Samotracia e al Laocoonte, con Il Discobolo di Mirone si chiude il quadrilatero delle opere riconducibili alla scultura greca che si sono aggiudicate grandissima visibilità anche nell’iconografia moderna, ma con una significativa differenza: mentre i primi tre capolavori rappresentano divinità o parlano di mitologia, Il Discobolo offre, per quanto estetizzata, una rappresentazione della realtà. Scoperta nel 1781 nei terreni della villa Palombara sull’Esquilino, la statua venne restaurata e collocata in palazzo Massimo delle Colonne e successivamente a palazzo Lancellotti. Pochi anni dopo, nel 1790, una seconda copia romana venne alla luce nella Villa Adriana. Altre due versioni in marmo, anche se incomplete, vennero infine rinvenute intorno allo stesso periodo a Castelporziano e sull’Appia Antica. Questo abbondante numero di scoperte, accostato all’autorevolezza della descrizione che in epoca antica Quintiliano aveva fatto dell’originale in bronzo scomparso, innescò una reazione a catena che ne diffuse rapidamente la fama. Già dieci anni dopo, la statua era così nota tanto che diversi sovrani d’Europa, tra cui Luigi di Baviera, manifestarono il desiderio di acquistarla.
La seconda ondata di popolarità che consacrò definitivamente Il Discobolo avvenne nella seconda metà del secolo, quando il barone Pierre de Coubertin, animato da sentimenti di unione tra i popoli nel nome della competizione e del rispetto reciproco, si attivò per divulgare i Giochi Olimpici su scala internazionale nel 1896. Il lancio del disco era una disciplina già diffusa ai tempi dell’antichità, e quale migliore immagine poteva agire da ponte tra le due epoche se non quella statua, elegante simbolo di dinamismo anatomico, la cui perfezione forniva un ritratto degli atleti contemporanei rinforzandone al tempo stesso il legame con la storia? I manifesti, i francobolli e le copertine di riviste sono solo alcune delle tantissime testimonianza di come l’opera di Mirone abbia contribuito a far guadagnare alla figura del lanciatore un ruolo primario nell’immaginario sportivo.

Ma in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936 la letteratura del Discobolo fu caricata di un ulteriore significato e alla prestanza fisica venne associato anche il concetto di potenza politica. Infatti, si è osservato da tempo che l’arte classica, in virtù della sua associazione con l’Impero Romano, è stata universalmente considerata uno strumento indispensabile per l’affermazione del concetto di superiorità.



London Olympic Games, Walter Herz. 1948.

Giochi Olimpici, Alitalia. 1960.
 
Oggi Il Discobolo è tornato a rivestire esclusivamente i panni del modello di virilità e salute, valori che varie campagne pubblicitarie non hanno esitato a sfruttare e interpretare per celebrare il connubio tra agonismo e bellezza. La perfezione delle proporzioni e le fattezza impeccabili delineano i tratti di una figura idealizzata impegnata però in un’attività terrena. 


Pubblicità compagnia Alitalia, 2000.


Pubblicità a stampa per Reebok Classic Shoes ideate dall’agenzia pubblicitaria Bartle Bogle Hegarty. 2000


Tableau vivant, Rosenthal. 2001.

Ma l’arma segreta che ne ha decretato il successo, a ben vedere, potrebbe anche essere un’altra, ed è sorprendente, perché in un certo senso contraddice quanto detto finora. Catturando negli attimi di tensione che accompagnano il lanciatore proiettato verso il conseguimento del suo traguardo, tecnicamente Il Discobolo non palesa quelle arie da trionfo o superbia che lo hanno consegnato all’immortalità. Molto più democraticamente e umanamente, personifica il tentativo, il momento che anticipa l’esecuzione di un gesto, immortalandone intenzioni e aspirazioni.

Domitilla MAGNI


Fonte bibliografica: Francesca Bonazzoli e Michele Robecchi, Io sono un mito. Electa, Milano 2013.

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