lunedì 24 febbraio 2014

Coke and Green Mountain Coffee Roasters

Coke and Green Mountain Coffee Roasters

Since when the most important Coffee factories have started using coffee pods, Coffee  has become more than “a brewed beverage prepared from the roasted seeds” (wikipedia).

Nowadays people are ready to deal with long queues to buy colorfull and long shaped coffee boxes to appear more sofisticated than ordinary people who simply like to taste the bitter flavor of this ancient drink.

Chocolate Coffee, Orange Coffee, Vanilla Coffee… Is that true that the more the technology develop the more people find new ways to appear cool?

Following the lead of fashion dictated by the ultimate generation of coffee pods, Coke has demonstated how it’s possible to be an innovative and creative leader by buying the 10% of Green Mountain Coffee Roasters to create what it could be considered the previous step to achieve the home-made pop.

Coke wants to take advantage of the notoriety of the pods by using them for their products? Which could be the consequences?

Coke has widely spread out in all the world during last years generating tons of plastic / Glass bottles hardly recyclable because of their daily use. Could be the using of pods a good way to reduce the production and the use of  plastic? Could be considered Coke a leader in eco Recycling process by simply pursuing its goals in marketing in the next future?

It could be a good way to give back an immaculate visibility to the company which didn’t allow people write the word “gay” on their own cans.

Edited by M.

venerdì 21 febbraio 2014

Venere di Milo un'icona classica che ha attraversato i secoli


VENERE DI MILO
ca. 200 a.C. 
Marmo – Musée du Louvre, Parigi.





Avvolta da un manto di bellezza e mistero che copre una varietà sorprendente di scenari, dalle caratteristiche anatomiche all’identità dell’autore fino alle modalità del ritrovamento, il segno che ha lasciato la Venere di Milo nella storia dell’arte ha meriti che vanno ben oltre le sue notevoli qualità estetiche. La Venere fu trovata nell’isola di Milo nella primavera del 1820 e  nel 1821 Luigi XVIII ne fece dono al Museo del Louvre. Il momento del ritrovamento non sarebbe potuto essere più propizio, in quanto, solo pochi anni prima, la Francia aveva subìto un duro colpo con la restituzione all’Italia, in seguito alla disfatta napoleonica, di molte opere d’arte, fra cui la celebre Venere de’ Medici. Ciò fece sì che la nuova Venere fosse accolta con tutti gli onori e subito magnificata come superiore a quella perduta. 
Poiché tale capolavoro non poteva ridursi ad essere il frutto dell’operato di mani anonime, ecco che iniziò a circolare come possibile autore il nome di Prassitele, ipotesi affascinante ma in netto contrasto con altri ritrovamenti, perfettamente calzanti con la Venere, fatti pochi anni dopo.
Già nel 1860 Samuel Phillips la descriveva come “forse la più perfetta combinazione di grandiosità e bellezza nella forma femminile”; nel 1875 la prestigiosa guida al museo pubblicata da Karl Baedeker parlava della Venere come del “più celebre tra i tesori del Louvre”, alimentando un’ascesa irresistibile che neanche i commenti più critici riuscirono a scalfire. 
Un’ altra fattispecie da analizzare è l’enigma che ha tenuto per decenni impegnati gli studiosi sulla sua iconografia: questo mistero basta da solo a garantire alla Venere un ruolo immortale nell’immaginario collettivo. Il sovrapporsi di interpretazioni suggestive soprattutto sulla parti mancanti della statua ha scatenato l’immaginario di artisti, registi e pubblicitari, che hanno visto nella Venere un binomio ambivalente di limitazioni fisiche e bellezza. 
Vale la pena ricordare Marlene Dietrich nei panni della Venere bionda di Josef von Sterneberg (1932), a cui si è sicuramente ispirato Charles Vidor per Gilda (1946) e più avanti il regista Bertolucci per il personaggio di Isabelle in The Dreamers (2003), dove i lunghi guanti destinati a coprire le braccia delle protagoniste, uniti alla marcata sinuosità della loro silhouette, ricordano apertamente la statua senza braccia.

Locandina tedesca del film Venere bioda, 1932.

Locandina del film Gilda, 1946.

Eva Green in una scena del film The dreamers, 2003.

Nel 1963 la General Telephone & Electronics di Stamford la utilizzò per reclamizzare uno dei primi apparecchi muniti di vivavoce con lo slogan “il telefono che si può usare senza mani”, riprendendo un concetto espresso in maniera più sottile in una delle prime campagne pubblicitarie dei cereali Kellogg’s nel 1910 (“Se la Venere avesse le braccia…”).


Pubblicità a stampa per Kellogg’s,  Se la Venere avesse le braccia” 1910.

Lampada Venus prodotta da Sli


Seguendo la traccia visiva lanciata da Man Ray con il ritratto della stilista Elsa Schiapparelli (1933), la Venere fu in seguito adottata come baluardo femminista o come simbolo della disabilità. 

Man Ray, ritratto della stilista Elsa Schiapparelli, 1933.

Jillian Mayer, fotogramma del video Venus de Milo, 2011.


Lievemente più convenzionale è invece il ritratto di Alison Lapper incinta, presentato da Marc Quinn a Trafalgar Square a Londra nel 2005 o la campagna di sensibilizzazione fatta dalla Regione Veneto per il lancio di iniziative ad appuntamenti sulla disabilità (2003).

Marc Quinn, Alison Lapper incinta, Trafalgar Square, 2005.

Campagna di sensibilizzazione proposta dalla Regione Veneto, 2003.

Quest’ultimo punto rinforza la diffusa scuola di pensiero secondo cui la Venere di Milo non sarebbe mai entrata nell’immaginario collettivo se fosse stata sottoposta a un restauro ricostruttivo.


Fonte bibliografica: Francesca Bonazzoli e Michele Robecchi, Io sono un mito. Electa, Milano 2013.

sabato 15 febbraio 2014

La Vittoria Alata di Samotracia

VITTORIA ALATA DI SAMOTRACIA
ca. 295-287. Marmo – Musèe du Louvre, Parigi.


La Nike di Samotracia, segnalata ovunque all’interno del museo, rappresenta uno degli appuntamenti consolidati per i circa otto milioni di turisti che ogni anno si recano a visitare il museo parigino. Analogia visiva per eccellenza del concetto di trionfo, la Nike fu scoperta nel 1863 sull’isola di Samotracia dal console di Francia ad Adrianopoli, Charles Champoiseau.
Nonostante l’entusiasmo di moltissimi studiosi che la reputarono paragonabile alle sculture del Partenone in termini di bellezza e qualità, la Nike sarebbe forse stata relegata a un ruolo minore nella storia dell’arte se non fosse stata per la geniale intuizione della direzione del Louvre che decise di spostarla dall’angolo buio nella Sala delle Cariatidi al culmine della scalinata Daru, in una posizione prospettica dominante che le restituì immediatamente tutta l’autorità e l’importanza con cui era stata originariamente concepita.
Questo clima imbevuto di frenesia non poteva restare indifferente davanti ad un artefatto che incarnava così efficacemente ideali di forza e soprannaturalità. Calchi della Nike iniziarono a proliferare in diversi angoli del mondo occidentale e, perfino il Futurismo, movimento incline alla rottamazione del passato, ne riconobbe involontariamente l’importanza, come testimonia la scultura Forme uniche della continuità nello spazio (1913) di Umberto Boccioni, che ne copia dichiaratamente lo slancio. 

Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, 1913. Museo del Novecento, Milano.


Byron Brown, Manifesto senza titolo, 1936. Library of Congress, Washington, D.C.
Nel 1929 lo scultore francese Abel Lafleur realizzò il primo trofeo per la Coppa del Mondo di Calcio ispirandosi espressamente alla Nike, con la dea alata impegnata a reggere un trofeo dalla forma decagonale. Terminate le esuberanze belliche, fu lo sport, infatti, a riportare la Nike come simbolo del conseguimento di grandi traguardi.

 

Trofeo Coppa del Mondo di Calcio, Silvio Gazzaniga. 1970-ad oggi.


Coppa Rimet, Abel Lafleur, 1928-1970.


Nel 1971 la designer americana Carolyn Davidson creò il logo per la compagnia di confezioni sportive Blue Ribbons Sports sulla falsa riga della silhouette della Nike. Ribattezzato “swoosh” (fruscio) per via della sua leggerezza, il marchio ebbe un riscontro talmente fortunato da influenzare la committenza stessa, la quale abbandonò i principi di comodità su cui era fondata per abbracciare i valori di dinamismo e velocità, finendo nel 1978 con il ribattezzarsi in onore della musa, Nike Inc.  


Carolyn Davidson, Swoosh. 1971.
Lo stesso anno Paul McCartney compilò la sua prima antologia della sua band post-Beatles, i Wings, scegliendo come copertina la fotografia aerea di una statuetta alata che poggia su un picco nevoso.
Forse l’immagine contemporanea ispirata alla Nike che è riuscita più di ogni altra a crearsi un’iconografia autonoma è quella di Leonardo Di Caprio e Kate Winslet sulla prua del Titanic nell’omonimo film di James Cameron (1997), perfetta sintesi di tutti i contenuti che hanno reso la dea  imperscrutabile: la sfida nei confronti dell’impossibile che a volte trionfa e altre volte di risolve invece in una clamorosa sconfitta.

Edited by Domitilla Magni

Fonte bibliografica: Francesca Bonazzoli e Michele Robecchi, Io sono un mito. Electa, Milano 2013.

giovedì 13 febbraio 2014

Da “Cazzotto” a Baci Perugina: 90 anni di successi in mostra


Quando si parla di amore e romanticismo, viene alla mente un dolcetto simbolo, cult e tutto italiano: il Bacio Perugina.  Ma non tutti sanno che il cioccolatino in origine aveva un nome che con l’amore c’entra poco.
Il cioccolatino più famoso del mondo nasce nel 1922 quando Luisa Spagnoli, “nel tentativo di contenere i costi di produzione, impasta la granella di nocciola, residuo di tante lavorazioni, aggiungendovi una nocciola intera e ricoprendola con l’inconfondibile cioccolato Luisa”.
 
Vista la forma simile alla nocca di una mano lo chiamò “Cazzotto”.
Non certo un nome adatto per un cioccolatino simbolo dell’amore, non credete?

Fu  poi una cara amica della fondatrice  a suggerire il tenero nome “bacio” e toccò a Federico Seneca l’idea di aggiungere un biglietto con una frase d’amore. . I cartigli, inizialmente ironici, poi diventati dei piccoli camei dedicati ai sentimenti d’amore, affetto e amicizia, sono stati un’altra piccola grande idea che ha consacrato i Baci Perugina a eccellenza del Made in Italy.

Se volete conoscere la storia del mitico cioccolatino vi consigliamo di visitare la Mostra “Baci Perugina. Un amore Italiano” al Complesso del Vittoriano (Roma), dal 13 febbraio al 23 marzo 2014.

Noi di M4U abbiamo avuto il privilegio di visitarla in anteprima (e di mangiare qualche cioccolatino!!).




L’esposizione nasce con l’obiettivo di dare al grande pubblico l’opportunità di conoscere le diverse sfaccettature che compongono gli oltre 90 anni di storia, successi e cartigli dei Baci Perugina, i cioccolatini italiani più famosi al mondo.



La mostra racconta come I Baci Perugina hanno seguito passo dopo passo la storia del nostro Paese, ne hanno fatto parte, ne hanno subito le conseguenze positive e negative, rimanendo costantemente i cioccolatini dell’amore, del sentimento.


L’esposizione è organizzata in due macro sezioni.
La prima, dedicata alla storia della Perugina e dei Baci Perugina, mette in luce l’excursus di questa azienda con particolare attenzione alle vicende della nascita e della storia dei Baci attraverso immagini storiche inedite, documenti, manufatti e video.


La seconda sezione è  il fulcro della mostra: I Baci raccontati attraverso la pubblicità e la comunicazione. Dal debutto della scatola blu fino al più moderno "tubo".
Il primo Carosello con Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero, le campagne con Frank Sinatra, l'aereo Jumbo Alitalia, che volava tra Roma e New York ricoperto della tipica fantasia a stelle argento e blu, il mondo dei cartigli con le più celebri frasi d'amore, i Baci e il cinema, fino alle frasi ormai patrimonio collettivo, dal "Dillo con un bacio" a "Chi ama, Baci" e "Tubiamo".


Manifesti e video di ogni tipo raccontano la storia del famoso cioccolatino con uno sguardo sempre attento alle vicissitudini del nostro Paese, facendo emergere quanto ogni evoluzione nella comunicazione Baci Perugina sia stata dettata dai cambiamenti e dalle esigenze di un determinato periodo storico.”  Corrado Castrovillari, direttore Divisioni Dolciari Nestlè Italiana sottolinea come “il Bacio Perugina è un fenomeno che va al di là del Brand”. E che la storia del cioccolatino prosegue e che “oggi si punta anche a internet, dove, ad esempio, si può ordinare una confezione di Baci con frasi personalizzate”.

Le campagne pubblicitarie sono la piena dimostrazione di quanto abbiano saputo seguire le esigenze degli italiani periodo dopo periodo.


La mostra nasce anche per presentare la campagna “Autografi d’Amore” con cui Nestlé, in collaborazione con Agire (Agenzia Italiana Risposta Emergenze), ha affidato ad artisti italiani come Alessandro Siani, Beppe Fiorello, Francesca Neri, Ficarra e Picone, Vincenzo Salemme, il compito di scrivere i celebri cartigli d'amore per un'edizione limitata dedicata a San Valentino. Tutto questo per sostenere “Data4Life”, progetto che mira a ottimizzare le risorse in casi di emergenze. L’esposizione, promossa da Nestlé, è organizzata da Comunicare Organizzando in collaborazione con l’Archivio Storico Perugina.

Non vi resta altro che visitarla!

L’esposizione è ad ingresso gratuito, tutti i giorni dalle 9.30 – 19.30.

Elvia Augurusa




M4U partecipa al seminario "Strategie ed esperienze alla guida di imprese internazionali"



venerdì 7 febbraio 2014

Doodle: uno "scarabocchio" con molte funzioni!



Ti svegli, accendi il pc, apri google e trovi il prestiogoso logo animarsi spontaneamente.
A chi non è successo questo?
Si tratta del fenomeno “Doodle”, ovvero reinterpretazioni del logo Google.
A partire dal 1999, anno di nascita ufficiale dell’iniziativa, l’azienda ha realizzato Doodle per celebrare festività, anniversari e le vite di artisti e scienziati famosi.
Da ultimo il Doodle di Google contro le discriminazioni dei gay. Nessun giochino, ma solo una bandiera arcobaleno con soli sei colori, tanti quante solo le lettere della parola Google e su ogni rettangolo la rappresentazione di uno sport invernale. 



Il team dei doodle non delude mai nel trovare modi artistici per celebrare questi avvenimenti unici nel loro genere.
E' la stessa azienda ad ammettere che all'inizio, quando vennero creati i doodle, nessuno aveva previsto quanto sarebbero divenuti popolari e complementari per l'esperienza di ricerca su Google. Oggi invece molti utenti aspettano con ansia la pubblicazione di ogni nuovo doodle e alcuni ne fanno addirittura la collezione!  (guarda tutti i doodle)
 

Poniamoci una domanda: a cosa servono i doodle?
Molti ignari navigatori probabilmente avranno appreso la nascita e la morte di molti personaggi famosi (Charles Dickens, Albert Einstein, Leonardo da Vinci,John Lennon, Michael Jackson, Antonio Vivaldi e tantissimi altri), ma è solo questo?
Prendendo come pretesto la ricorrenza di determinati avvenimenti, i creativi di Google hanno pensato di creare delle iniziative per rafforzare l’engagement dei clienti/utenti al tempo stesso dando vita a dei veri e propri viral che aumentassero l’awareness del brand Google.
Inoltre si sà che un parametro importante per stabilire il valore di una pagina ai fini della vendita degli spazi è il tempo medio di presenza degli utenti sul sito. La home di Google fin dalla sua creazione si è imposta come la pagina più visitata in assoluto del web, ma con tempi di permanenza ridotti all’osso .Ecco dunque che il colosso di Mountain View ha pensato bene di creare varianti decorative  e spesso interattive del proprio logo al fine di aumentare la permanenza media sulla home. 

Un esempio di ciò? Nei due giorni celebrativi di Les Paul   (Giugno 2011), Google  ha fatto segnare una media di 740 milioni di visitatori al giorno, con una permanenza media in più di circa 26 secondi, che moltiplicato per i due giorni fanno circa 10,7 milioni di ore).
Pertanto, non solo i doodle fanno crescere sensibilmente il tempo medio di presenza sulla homepage di Google, ma fanno notizia, portando il nome dell’azienda sulla bocca di tutti e trasformandola in oggetto di culto.

P.S. Il team dedicato ai doodle è aperto alle idee degli utenti. Puoi inviare il tuo Doodle a proposals@google.com e vederlo sulla homepage più importante del mondo.



Nicola Cucari

martedì 4 febbraio 2014

Buon Compleanno, Facebook!

2014 after Christ? Si, ma  da oggi ha inizio anche la seconda decade dalla “venuta” del social network più famoso, Facebook.
Così, in occasione di quello che Usa Today definisce come il primo giorno dell'anno 10 a.f. (after facebook), anche M4U vuole festeggiare con un nuovo articolo.

Mark Zuckerberg, uomo dell'anno 2010
Era il 4 Febbraio del 2004 quando il diciannovenne Mark Zuckerberg lanciava la start up che oggi, 4 Febbraio 2014, a soli dieci anni di vita, conta più di un miliardo di utenti, un fatturato di 6 miliardi di euro ed una quotazione in borsa!

Ma oltre ai numeri, decisamente interessante è l'impatto antropologico che lo sviluppo dei social network ha avuto sulle nostre abitudini e sulla nostra quotidianeità.
In dieci anni, gli strumenti social hanno rivoluzionato il modo di fare politica, di diffondere valori, di fare business. Non è un caso se grandi leader politici, come Obama o spirituali, come Papa Francesco, facciano ormai ampio utilizzo degli strumenti social.

Eppure il vero cambiamento, quello che potrebbe sorprendere di più, è che Facebook, strumento social nato da un teenager, per i suoi colleghi teenager, oltre a conquistare il mondo delle aziende, sta spopolando sempre di più tra i nostri nonni, ampliando l'eterogeneità della propria utenza attiva. Emblema italiano di questa tendenza, l'iscrizione il 28 Agosto 2013 al social network da parte di una signora di ben 110 anni che, nel giro di 24 ore, complice la diffusione via rete della notizia, ricevette oltre mille richieste di amicizia.

Milioni di utenti diversi, quindi, che Mark ed il suo team omaggiano oggi con un regalo speciale, A Look Back. Un video personalizzato che raccoglie i best moments che ogni iscritto ha condiviso con i propri amici dal momento dell'iscrizione ad oggi.

Se sei un utente FB, goditi il tuo regalo!

Noi di M4U, vogliamo inoltre ripercorrere insieme ai nostri utenti la storia di questo social network che è divenuto ormai parte integrante della nostra vita; un modo come un altro per ricambiare l'omaggio A Look Back:

- 2003: Zuckerberg lancia Facemash, un sito per votare lo studente più cool.
- 2004: Zuckerberg dal dormitorio di Harvard lancia Thefacebook, la prima versione del socialnetwork che, nel giro di un anno, arriva a contare 1.000.000 di iscritti e riceve un finanziamento di 500.000 dollari.
Il 2004 è anche l'anno della prima causa con HarvardConnection.
- 2005: Zuckerberg apre le iscrizioni agli studenti delle superiori. 
- 2006: Facebook apre le iscrizioni a tutti ed introduce News Feed, un sistema di notifiche sulle attività dei propri amici.
- 2007: Facebook supera i 24.000.000 di utenti. Microsoft investe 240.000.000 di dollari per gestire in esclusiva gli annunci sul social network.
- 2008: Anno del lancio della chat e dell'applicazione per I-phone.
- 2009: Viene introdotto il tasto "Like". Facebook sfiora i 150.000.000 di utenti. 
- 2010: Esce il film "The Social Network". Nello stesso anno Facebook inizia a lavorare maggiormente sulla strategia nel settore mobile.
- 2011: Viene introdotta la Timeline.
- 2012: Facebook sbarca a Wall Street.
- 2013: Facebook raggiunge più di 100.000.000 di utenti attivi.
- 2014: Facebook espande il mercato mobile sviluppando Paper, una app a sè stante che raccoglie i contenuti condivisi sul Social Network in una veste grafica migliore.


E se siete di corta memoria, M4U vi propone questo link al sito Quora in cui avrete l'opportunità di ricordare come l'interfaccia grafica del socialnetwork più famoso è cambiata negli anni.




Alessandro LUCIANO


lunedì 3 febbraio 2014

#HashtagBowl: la finale più attesa dell'anno.


La finale più attesa dell’anno, si sa, è quella del super Bowl.
Per gli americani è uno dei giorni più belli dell’anno: cantano l’inno, vedono la partita e si godono lo spettacolo del primo tempo.
Per i pubblicitari è l’investimento migliore da fare: sanno che l’intero Paese, e non solo, è incollato alla tv.
Tutti i brand di fama mondiale compiono ingenti investimenti al fine di vedere il loro logo comparire sul maxischermo dello stadio.
Vince chi è il più originale, chi è più sentimentale, chi è più patriottico e chi è più “social”.
Quantitativamente, vince chi ottiene più visualizzazioni il giorno dopo.
In tutto il mondo, da sempre, il giorno dopo l’evento si stilano le classifiche degli spot migliori. Quest’anno, il vincitore, quello con piu visualizzazioni, è lo spot di Budweiser. Uno spot che è andato dritto al cuore degli americani. L’azienda, con lo spot “Puppy Love”, ha raccontato l’amicizia tra un cucciolo di labrador e un cavallo. Pronto alla partenza con la sua nuova famiglia il piccolo labrador si ribella e torna a casa, rinunciando all’amore di una famiglia umana, pur di non separasi del suo grande amico. Una storia strappalacrime che piace a grandi e piccini.




Ma il Super Bowl non è fatto solo di tradizioni. Con l’evoluzione dei modelli comunicativi e l’avanzamento dei social, le imprese non potevano non promuovere i loro brands tramite i social lanciando gli hashtags i quali spingono i consumatori a discutere e a confrontare le loro opinioni, prima sul messaggio in sé e successivamente, sul brand nei social più o meno usati.
Gli esperti di settore chiamano questa finale l’#HastagBowl: ben 57% degli annunci andati in onda contengono hashtags. Il social che è andato più per la maggiore è Facebook (9%) seguito da Twitter (7%) e YouTube (6%).
Non mancano i dati sulla copertura (in termini di numero di social raggiungibili da un dato hashtag) che i brands hanno voluto sostenere.
Hyundai è il marchio che più di tutti ha investito sul Super Bowl 2014 per avere una visibilità degna dell'evento. Il brand, infatti, è presente su tutti e tre i social più famosi.

Esagerazioni o doveri?
Dai dati emersi sembra che le imprese abbiano saputo allinearsi perfettamente con le tendenze dei consumatori: gli spettatori abbiano inviato 24,9 milioni di tweet sul canale #SB48.
L’hashtag piace ed è una buona arma in termini di visibilità.
L’effettivo ritorno economico dell’investimento potrà misurarsi solo con il tempo.
Certo è che nessuno è mai rimasto deluso dal Super Bowl.


Elisa Ruscino