giovedì 16 gennaio 2014

Il freddo polare non è stato mai tanto atteso: quando il prosumer si fa sentire via social network.



Me lo ricordo ancora. D’estate era un lusso da non perdere, una di quelle cose che ti risollevano dopo una giornata di mare. Era diverso dagli altri gelati, senza “stecco” di legno o copertura esterna, ma racchiudeva in se un po’ tutto quello che un ragazzino di 10 anni (e non solo) chiede da un gelato: cioccolato, nocciole, cialda e (ovviamente) tanto gelato.
Il Winner Taco è un simbolo degli anni 90 per grandi e piccini di allora, divenendo un must, un qualcosa che proprio non ti potevi perdere. Un’idea geniale di Algida.
O forse no.

Il Choco Taco nasce negli anni 80 negli USA, a Philadelphia, da un’idea di Alan Drazen della Jack and Jill Ice Cream Company. Nel 1984 viene lanciato sul mercato, ma non lo potevi comprarlo nei supermarket ne, tantomeno, in bar o simili; il Choco Taco era tipico dei cosiddetti mobile vending trucks. Vi chiederete cosa sono? Un minimo di conoscenza della filmografia americana vi porterà alla mente i più classici camioncini del gelato. Esatto, proprio quelli con l’omino vestito di bianco che vi vende il gelato per un dollaro. Da lì, il boom!
Il prodotto spopola, viene commercializzato dalla Good Humour-Breyes, divisione di Unilever, e di lì a poco, la stessa azienda multi-product, pensa di bene di portarlo in Italia e cambiare nome: Choco Taco diventa Winner Taco
Era il 1998. E già si sapeva che il gelato sarebbe stato un vincitore anche in Europa. Un anno prima, infatti, Unilever testò il prodotto in Italia e Paesi Bassi. Il risultato? 50% in più di vendite sul target di riferimento. Da lì la decisione: non solo Italia e Paesi Bassi, ma anche Germania, Spagna ed Austria da subito (Febbraio 1998) per poi partire in tutta Europa (Giugno 1998).
Il resto è storia: il prodotto diventa uno dei gelati di punta, insieme a Magnum, Solero e Cornetto. O perlomeno così sembrava per i primi tempi. Infatti, poco dopo l’avvento del XXI secolo, il prodotto viene ritirato dal mercato senza apparenti cause iniziali (tuttora ignote); voci di corridoio parlando di poca marginalità, non efficace in termini di mercato, cambio di gusti del cliente. C’è chi si spinge a dire che le motivazioni principali erano legate alla mancanza di uno stecco e, quindi, difficoltà a “consumare” il prodotto.

 Il popolo, indignato voleva far sentire la propria voce ma come farlo? L’avvento di Facebook ha supplito alla carenza ed ecco qua: nasce la fanpage “Ridateci il Winner Taco”.
Crescono i like, cresce la richiesta ad Algida del reinserimento del prodotto, la campagna diventa quasi virale con centinai di immagini famose riprodotte, trasformate, photoshoppate, con l’unico obiettivo di riportare il Winner Taco nei frigoriferi di tutta Italia.
Poi, il 15/01/2014, qualcosa di inaspettato: Algida, che fino ad ora non aveva dato segni di risposta alle continue richieste sui social (in special modo Twitter e Facebook) pubblica la foto di un’installazione a Roma, Ponte Milvio: un gigantesco Winner Taco. Da lì seguono le foto (vedi sotto) volte ad incuriosire e ridare fiducia a tutti. Ed eccola lì, il 16 Gennaio 2014: il Winner Taco è realta!


Un’operazione di Marketing con i fiocchi, sin dal lancio nel (non troppo) lontano 1997, che ha dimostrato la capacità di un’azienda come Unilever di adattarsi ai contesti ed alle mutazioni in termini di comunicazione. Efficace prima offline, poi online, il progetto mostra come, ai giorni d’oggi, il Social Media Management sia un elemento da non sottovalutare per le imprese, piccole e grandi che siano. Gli strumenti per tenere sotto controllo il sentiment (ovvero il legame affettivo) online che ha un cliente con il prodotto sono molti, dal semplice monitoraggio degli hashtag o dei dati di insight all’analisi più dettagliata dei concorrenti, tramite un monitoraggio dei comportamenti via web.
Allo stesso tempo, il caso #Winnertaco dimostra come il consumatore si stia spostando da mero recettore di prodotti a prosumer, pronto a chiamare in causa l’azienda e far sentire la sua voce tramite uno strumento gratuito e di portata mondiale quale è il web. In questo caso, la protesta è arrivata fino agli uffici alti della Algida. E di sicuro il loro Social Media Manager sarà stato felicissimo di cogliere la palla la balzo.
Ma vi lasciamo con una domanda: e se l’idea di “Ridateci il Winner Taco” non sia una semplice idea della Algida per attrarre a se consensi? 

In questo caso, “92 minuti di applausi ininterrotti”.


Edited by Filippo Chiricozzi 

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