domenica 16 novembre 2014

Fare impresa 3.0: cosa è successo

Passione, determinazione, idee, coraggio e una buona dose di fortuna.
Questi gli ingredienti per mettere su una startup e avere successo.
Di tutto questo M4U ha voluto parlare nella prima edizione di “Fare Impresa 3.0: Dalle startup a imprese di successo”, svoltasi nella Facoltà di Economia “La Sapienza” giovedì scorso.
Un’intera giornata dedicata alla imprenditorialità e allo spirito di iniziativa che si è aperto con il consueto saluto del Presidente Simone Ridolfi, il quale ha sottolineato come il network orchestration system - ovvero  mettere in contatto Università, startup, imprese, incubatori - sia l’obiettivo dell’associazione che ben presto spegnerà la sua prima candelina.

Chi poi pensa che alle 10 di mattina gli studenti universitari stanno ancora dormendo, sono poco attivi e poco curiosi.. bhè,  deve ricredersi. 
Stefano Pepe (Bitcoin Foundation) e Federico Pecoraro (CEO di Roboocoin Italia LTD) hanno risvegliato tutti raccontando con semplicità cosa si nasconde dietro la criptovaluta. Oggi nel mondo circolano 13 milioni di Bitcoin per una capitalizzazione totale di 7,8 miliardi di dollari. La moneta elettronica è già una realtà che ogni giorno interessa fino a 60 mila transazioni di compravendita di beni, per un controvalore stimato intorno ai 15 milioni di dollari.
Ma i bitcoin sono sicuri? Usando la tecnologia di autenticazione biometrica disponibile nelle nostre macchine - dichiarono - il nostro account è sempre al sicuro. Esistono poi tre sistemi di autenticazione: telefono, PIN e biometrica vascolare del palmo che garantiscono la sicurezza degli account contro furti e truffe.
Un tema interessante che ha suscitato l’interesse dei presenti e anche di molti professori (e di questo siamo molto felici!), per questo sicuramente ci sarà altro spazio per la criptovaluta in Sapienza. Intanto potete trovare il bancomat di Robocoin Italia presso l’ateo della Facoltà.


Essere ai primi posti di tutte le principali classifiche delle startup italiane, nella graduatoria delle nuove imprese innovative che hanno preso più finanziamenti (3.8 milioni di euro in totale), nell'elenco delle startup che hanno superato il milione di euro di fatturato e nella lista delle nuove società che danno più occupazione: questo il bigliettino da visita di Personal Factory, seconda realtà presente all’evento.
Definirla startup forse è riduttivo. I fratelli Francesco (34 anni) e Luigi Tassone (28 anni) hanno sviluppato e brevettato una macchina, Origami, che consente di miscelare e confezionare inerti e prodotti chimici, costituendo una piattaforma tecnologica in grado di trasformare ogni rivenditore anche in un produttore di materiali per l'edilizia.
Come lo stesso Luigi dichiara: "si può diventare grandi aziende anche innovando in un piccolo paesino dell’entroterra calabrese" (Simbarìo, VB). E i numeri parlano chiaro.


L’uomo che ha inventato il management , Peter Drucker,  affermava che : 
Un buon manager deve essere contemporaneamente un uomo di pensiero, un uomo d’azione, un uomo che sa trattare la gente ed un uomo di prima linea”

Sfortunatamente Drucker non ha conosciuto Paky Russo, la vera star dell’evento.

Un ragazzo “che non si crede il Padre Eterno, ma ha la giusta ambizione per diventarlo” (parole sue) non poteva non ammaliare gli studenti presenti.
CEO di Spotonway, il programma fedeltà che mette in contatto migliaia di attività commerciali con milioni di clienti, rafforzandone il legame. Fornisce, inoltre, ai rivenditori tutti gli strumenti necessari per aumentare la clientela e invogliarla a tornare con più frequenza.
Idea “importata” dall’America, nel Dicembre 2013 è stata selezionata da Luiss Enlabs per il programma di accelerazione riservato alle imprese innovative ricevendo un finanziamento micro-seed da parte di LVenture Group, holding di venture capital quotata alla Borsa Italiana. Successivamente Spotonway ha conquistato l’attenzione di molti investitori e, ad Agosto 2014, ha chiuso un nuovo round di investimento pari a 215.000 Euro sottoscritto da LVenture Group e Investitori Privati.
Ma non si ferma qui, grosse novità sono alle porte e infatti il bizzarro Paky invita tutti ad inviare now il CV e a realizzare qualcosa che knock your socks off!


Ritroviamo poi con enorme piacere la realtà Qurami. A rappresentarla questa volta è Laura Rocchini, business developer.
Qurami è il metodo migliore per non perdere tempo in fila. Utilizzando il servizio ogni utente può prenotare il proprio turno direttamente da casa, con il computer, o da qualsiasi altro posto con uno smartphone. Più di 70 mila biglietti staccati dall’applicazione in tutta Italia e ora anche a Londra: hanno stretto già accordi con il comune di Londra e le poste Inglese!


E per finire un’azienda tradizionale che deve fare i conti con un mondo che cambia, queste le parole di Massimo Piccolomini, Direttore Marketing HDI Assicurazioni per presentare agli studenti la società, fondata nel 1881 come Società di Mutuo Soccorso tra gli agenti delle strade ferrate italiane e che oggi parte di un grande Gruppo assicurativo tedesco, di rilievo internazionale, il Gruppo Talanx di Hannover (nato dal Gruppo HDI).
Difficile il ruolo delle assicurazioni che devono scrollarsi di dosso l’etichetta di “ladri”, “esattori delle tasse" ed è così che il Direttore Marketing invita gli studenti a pensare alle compagnie di assicurazione come soggetti che “devono svolgere un ruolo sociale”.
Una compagnia di assicurazione che deve riuscire a soddisfare un bisogno inespresso (non è forse questo il ruolo del marketing?) e che non può stare solo a guardare i cambiamenti in atto intorno a lei. Per questo la società sta muovendo i primi passi verso il digital marketing e il social media marketing. Perché non vuole avere la stessa sorte che è toccata alla Kodak!

Ancora una volta, grazie a M4U gli studenti universitari della Facoltà sono venuti a contatto con delle realtà imprenditoriali di successo, dimostrandosi anche molto interessati verso l’associazione. Per questo che non ci resta altro che invitarvi al prossimo appuntamento.
Stay tuned!





Nicola Cucari (Vice -Presidente)
Silvia Cianchi ( Team Comunicazione)

mercoledì 12 novembre 2014

Il Bitcoin tra i protagonisti di Fare Impresa 3.0

Il 13 Novembre, presso la Facoltà di Economia La Sapienza, il Bitcoin – la moneta elettronica – sarà uno dei protagonisti dell'evento.Ma di cosa si tratta, esattamente? Cominciamo col dire che Bitcoin (con la B maiuscola) è una tecnologia e che bitcoin è il nome della valuta virtuale.
La grande differenza rispetto alle valute tradizionali è che Bitcoin utilizza un database distribuito tra i nodi della rete e che sfrutta la crittografia per gestire aspetti quali la generazione di nuova moneta e l'attribuzione di proprietà dei bitcoin.




Una delle caratteristiche di questa criptovaluta è il poterla trasferire in modo anonimo attraverso internet a chiunque disponga di un indirizzo bitcoin; i dati per l'utilizzo del proprio conto possono essere salvati sul proprio personal computer oppure conservati presso terzi che svolgono un ruolo simile alle banche.
La mancanza di un ente centrale e la struttura peer-to-peer della rete Bitcoin, rende impossibile alle autorità – governative o meno – di bloccare, svalutare o sequestrare moneta.
:
Il Robocoin nell'atrio della Facoltà!


Non mancare all'evento Fare Impresa 3.0, il 13/11/2014, ore 09:00, presso:



 Facoltà di Economia La Sapienza,
 in Via del Castro Laurenziano, 
Aula IX (Piano -1).



Alessandro L.


giovedì 6 novembre 2014

Il capitalismo etico...esiste?

L’ultima puntata di Report ha riportato alla ribalta concetti che per gli appassionati di management sono il pane quotidiano, ad esempio : “qual è il fine dell’impresa?” (oltre a temi più sensibili per gli animalisti)

Per fare ciò ha documentato il bello e il brutto dell’Italia.

Partiamo dal brutto: Moncler (la ditta) e Moncler (piumino). Oltre al fondamentale tema relativo agli abusi sulle oche, il servizio riporta come quasi tutti i principali brand del lusso producano all’estero, la cosiddetta delocalizzazione. Una tendenza diventata ormai di “moda” in Italia, in base alla quale i brand del lusso spostano la produzione dei loro capi all’estero continuando però a giocare sulla fama che il "Made in Italy" ha acquisito nel mondo.

E’ davvero necessario delocalizzare per risparmiare sui costi e aumentare gli utili? La risposta sembrerebbe di no, visto che il risparmio è di soli 30€ per capo. Ed è lecito pensare che chi è disposto a pagare 1.960 euro una giacca, non rinuncia ad acquistarla se costa 30 euro in più, magari anche 1999,99 € (i prezzi psicologici aiutano sempre!)

Ma veniamo al bello.

Brunello Cucinelli S.p.A., specializzata in abbigliamento pregiato in cashmire, il cui proprietario, il signor Brunello, come lo chiamano tutti a Solomeo, provincia di Perugia, ha fatto una scelta precisa: rimanere in Italia, puntare sulla qualità (e non solo sulla fama) del "Made in Italy" e continuare a produrre nel nostro Paese, in Umbria. E anche i valori di borsa e di bilancio sono dalla sua parte: un utile netto del 9% annuo, un fatturato (nel 2013) di 322 milioni di euro con un debito di 80 milioni su cui paga 1,9 milioni di interessi a un tasso del 2,2%.

Ecco la domanda tanto temuta: può un’impresa fare utili e creare valore anche senza andare contro principi etici e sociali (e anche ambientalisti)?

O parafrasando un altro celebre imprenditore italiano, “il fine dell’impresa è unicamente il profitto”?

Una risposta a cui naturalmente noi di M4U non siamo in grado di rispondere, ma sulla quale ci interrogheremo nei prossimi mesi.

Sicuramente la creatività ed intraprendenza nella guida aziendale di Cucinelli, oltre che la continua ricerca del benessere psicofisico e della qualità della vita negli ambienti di lavoro, ci fa sperare in una risposta che possa assicurare sì profitto per l’azienda ma che possa anche andare oltre e coinvolgere più stakeholder possibili.

Vedi l’intervista esclusiva di Brunello Cucinelli per Economyup


Del resto il profitto per l'impresa è come l'aria per l'uomo. Ma nessuno si sogna di dire che il fine dell'uomo è l'aria.

È necessario tornare a mettere al centro dell'impresa l'uomo.
Il rispetto dell'uomo e del suo lavoro prima di tutto rendono un'impresa speciale

Ed ecco quindi una scuola dei mestieri voluta e fondata da Cucinelli (come il teatro che porta il suo nome) nel borgo di Solomeo da lui in gran parte ristrutturato con un investimento da 50 milioni di euro.

“L’impresa – spiega Cucinelli – deve tornare a progettare sì a tre mesi; ma anche a tre anni, a trent’anni, a tre secoli. Questo è quello che dobbiamo tornare a fare”.

Un approccio aziendale di questo tipo che valorizza la Corporate Social Responsability e la SocioEmotional Theory come leva competitiva per il miglioramento delle performance aziendali, del benessere dei propri dipendenti e dei luoghi di lavoro.


Edited by Nicola Cucari (Vice-Presidente)



sabato 18 ottobre 2014

IL FUTURO COSTRUITO DAI MAKER


I maker, parola da poco entrata di diritto nel vocabolario italiano, sono gli hobbisti del nuovo millennio, che combinano le nuove tecnologie, l’open source e la collaborazione online per creare nuovi prodotti. Ad unire il tutto c’è la componente sociale: gli artigiani del XXI secolo non sono chiusi nelle loro botteghe, al contrario si incontrano e interagiscono. Una delle migliori occasioni per incontrarsi è proprio la Maker Faire, evento di origine statunitense organizzato dalla rivista Make con lo scopo di promuovere la collaborazione tra i maker e di far conoscere ad un’ampia porzione di pubblico queste figure.
L’edizione europea è stata curata da Massimo Banzi e Riccardo Luna, in collaborazione con la Camera di Commercio e Asset Camera. Dopo il successo della prima edizione istituita a Roma l’anno scorso (35 mila visitatori in due giorni!), quest’anno si è replicato l’evento con alcune novità. Per offrirle più lustro e visibilità, la Maker Faire è stata inserita come evento conclusivo dell’Innovation Week, manifestazione che ha l’obiettivo di studiare trasversalmente l’innovazione, con focus su topic rilevanti (Social Innovation, Maker City, Sharing Economy Open Data, ecc.).
L’edizione 2014 ha accolto 300 maker provenienti da tutta l’Europa con innovazioni in moltissimi campi: dai robot con sembianze umane agli alimenti biologici, dalle stampanti 3D agli strumenti di salute e prevenzione. Questo dimostra che la tecnologia e l’era del digitale non vogliono far dimenticare le vecchie abitudini (non potevano di certo mancare gli stand alimentari in Italia!), ma offrire semplicemente altre modalità di fruizione delle stesse.
Con l’avvento della digitalizzazione, tutto ciò che è trasformabile in bit può essere supportato dalle tecnologie digitali e i moltissimi device esposti alla Maker Faire ne sono la dimostrazione. Tuttavia, come sempre accade, il mercato – giudice severo ma indiscusso – selezionerà solo alcuni di questi device, soprattutto in relazione al loro grado di applicabilità e fruibilità. Alcune innovazioni presenti nella fiera potrebbero risultare troppo pioneristiche, altre facilmente superabili ed altre ancora eccessivamente onerose rispetto alla loro funzionalità; ve ne sono alcune, invece, che stanno cavalcando l’onda del cambiamento grazie alla loro capacità di adattarsi trasversalmente a tutto – o quasi - e che per questo potrebbero essere definite delle General Purpose Technologies. È il caso di Arduino, uno strumento di prototipazione open-source pensato per avvicinare un pubblico non esperto alla programmazione e all’elettronica. Si tratta di un meccanismo semplice: è una scheda elettronica in grado di leggere vari input e di trasformarli in diversi tipi di output attraverso una serie di informazioni. L’aspetto di rottura di Arduino sta proprio nella sua facilità d’uso, che porterà ad una sempre maggiore democratizzazione dei processi innovativi, con la conseguente possibilità di sfruttare il contributo di più soggetti e figure professionali. Quello che fino a qualche anno fa poteva sembrare lontano ed avulso dai “non addetti ai lavori”, oggi è invece fruibile da ognuno. L’innovazione è sempre più vicina alle attività di tutti i giorni e quindi sempre più vicina a noi: basta guardarci intorno.

E per la serie guardiamoci intorno, non si può fare a meno di menzionare – con un non celabile orgoglio – lo stand Sapienza presente alla Maker Faire. A rappresentare il primo ateneo di Roma ci sono due ragazzi poco più che ventenni, con proposte diverse ma idee chiare e concordanti sulla direzione che vogliono dare al futuro.
Sentendo da un suo amico la frase “Questo cellulare fa tutto tranne il caffè”, Alfredo Maceratesi ha cominciato a ragionare sull’ipotesi di rendere possibile questo desiderio. Grazie alla collaborazione con Over Technologies (società italiana esperta in domotica) e ad uno spin-off con Sapienza, Alfredo ha potuto costruire la versione 1.0 di Smart Caffè, la sua macchinetta del caffè comandata da uno smartphone, con la più lungimirante finalità di trasformare quest’ultimo in un vero e proprio telecomando per elettrodomestici.

Diversa nei contenuti è, invece, la proposta di Daniele Sora, secondo il quale “il fotovoltaico è meglio piccolo”. Per ottenere i risparmi generati da uno di quei mastodontici impianti fotovoltaici, infatti, basterebbe un impianto piccolissimo, composto anche solo da due pannelli. Energy Switch è un dispositivo in grado di capire quali prese all’interno di un’abitazione conviene alimentare con l’impianto fotovoltaico e quali invece conviene assegnare a carico del fornitore di energia elettrica, il tutto senza provocare l’interruzione del funzionamento dei dispositivi connessi.




Se volete saperne di più, visitate i loro siti:





Da queste testimonianze si capisce che la domotica non è solo una scienza scenografica che fa accendere le luci con il battito delle mani, ma è anche e soprattutto una scienza di supporto alle necessità che sorgono nello svolgimento delle attività quotidiane. Sarà quindi la protagonista del prossimo futuro e contribuirà a migliorare lo stile di vita di ognuno se verrà resa accessibile a tutti.
Infine – last but not least – la domotica, consentendo notevoli risparmi energetici (e non solo), ha importanti e positive conseguenze in ottica di sostenibilità.
E questo vale anche per tutti gli altri campi d’applicazione tecnologica, verso i quali persino i più scettici stanno dimostrando segnali di apertura perché il valore che queste scienze apportano alla società sta diventando sempre più tangibile, anche grazie a figure come i maker.




Autore: Silvia Cianchi

mercoledì 24 settembre 2014

LA NASCITA DI VENERE

LA NASCITA DI VENERE, 
Sandro Botticelli. ca. 1484. 
Tempera su tela – Galleria degli Uffizi, Firenze. 




Sebbene oggi sia uno dei quadri più famosi al mondo, La nascita di Venere di Sandro Botticelli restò praticamente sconosciuto fino al 1815, anno in cui fu esposto agli Uffizi.  Tuttavia la sua popolarità presso il grande pubblico è ancora più recente, ed è legata al Fashion System esploso negli anni Ottanta, quando l’immagine della Venere botticelliana cominciò ad essere citata per conferire un’aurea classica e mitica alle bionde top model del momento. È stata dunque soprattutto l’industria della moda a trasformare in icona La nascita di Venere, ma poiché anche alle “immagini sacre” moderne non deve mancare la mitografia, l’alone di mistero che circonda il nome del committente, la data e l’occasione per cui la tela fu dipinta ha giocato un ruolo altrettanto importante. Un enigma che non ha risparmiato nemmeno i protagonisti dell’opera e che ha dato modo agli studiosi di versare fiumi di inchiostro per avvalorare diverse ipotesi ed esercitare la propria dotta penna nelle più disparate interpretazioni.

Campagna pubblicitaria per il quotidiano Le Soir. 2007

Immagine pubblicitaria di una marca di corsetti. 1950

Immagine pubblicitaria per un show televisivo. 2008. Immagine

La Venere rimase nella villa medicea, nascosta agli occhi di tutti, almeno fino al 1761, fino a riaffiorare nell’indifferenza generale nel 1815, quando venne passata agli Uffizi. Fu la rilettura decadente e romantica che ne fecero il critico inglese John Ruskin e i suoi amici preraffaelliti a risollevarne le sorti e a riportare l’interesse sul pittore. Il Romanticismo vide in lui una personalità nevrotica, sognante e morbosa, tragicamente coinvolta in una profonda crisi mistica coincidente con la predicazione fanatica del Savonarola contro l’arte e i piaceri che portò l’artista a smettere praticamente di dipingere.

Immagine pubblicitaria per i cioccolatini Ferrero Rocher. 2008.

Immagine pubblicitaria per il marchio di cosmesi Biotherm. 2000

Immagine pubblicitaria per il profumo Corday. 1940

Grazie a tale mitografia, che verrà poi accentuata dal Decadentismo, prese avvio una conoscenza più diffusa di La nascita di Venere, a cominciare in un primo tempo dall’ambito delle persone colte e letterate.  Un preciso momento storico ha stabilito la fortuna di un modello estetico e la Venere, così come fu ammirata nel Romanticismo per la quintessenza e melanconia, oggi è diventata un’icona pop perché corrisponde in maggior grado all’ideale estetico della fine del XX secolo: biondo, magro, longilineo, con una linea di contorno che suggerisce una vaga qualità allo stesso tempo nevrotica e glam, come quella delle eroine dei fumetti o della cartellonistica.   

Campagna pubblicitaria per Levi’s bodywear. 2009 

Immagine pubblicitaria per IKEA. 2003
Un revival che, per l’ennesima volta, coincide con lo spirito del tempo: da una parte la moda si è rifatta all’immagine di Botticelli sfruttandone la qualità di immagine “alta”; dall’altra i fisici delle modelle, i gesti, le mani, la posizione delle braccia, l’acconciatura dei capelli mossa dal vento hanno contribuito in modo subliminale a evocarla continuamente, dalle pagine dei giornali o dalle affissioni murali dedicate a vestiti, profumi, biancheria e quant’altro, praticando il tipico “gioco di squadra” necessario a creare un’icona. 

Opuscolo pubblicitario di un centro estetico di Roma. 1998.

Immagine pubblicitaria per Micro Cotton Towels. 2009

Immagine pubblicitaria per la Oxford Papar Company. U.S.A. 1959. 

Immagine pubblicitaria per il marchio della multinazionale Henkel. 2005.

Campagna pubblicitaria per il marchio sportivo Reebok. 2008.
Fonte bibliografica: Francesca Bonazzoli e Michele Robecchi, Io sono un mito. Electa, Milano 2013. 

martedì 10 giugno 2014

Un evento chiamato Temporary Shop: Magnum Pleasure Store.


Oltre al web, una delle attività di Marketing che comporta effettivi ritorni di immagine è il Temporary Shop. In poche parole, da una decina di anni, ambiti brands aprono temporaneamente dei negozi in zone particolarmente in vista della città, proponendo le ultime novità e chiudendo improvvisamente, senza preavviso.
Il temporary shop ha come obiettivo quello di promuovere un prodotto-brand specifico o lanciare una nuova linea, creando un evento che trascini il consumatore in un’esperienza polisensoriale. Entrando in questi negozi si ha la sensazione di partecipare in veste di protagonista ad un evento straordinario. Inoltre, secondo alcuni studi di psicologia, la scadenza temporale legata all’apertura-chiusura del negozio spingerebbe il consumatore a visitare il negozio a prescindere dall’acquisto effettivo e quindi ad entrare in contatto con il brand-prodotto.
Questo tipo di negozio per essere efficiente deve presentare delle caratteristiche teorizzate dalla maggior parte della letteratura.
Come anticipato fondamentale è la location. I temporary shop vengono situati in zone prestigiose di altrettanto prestigiose città. Ma non solo, spesso questo tipo di negozi aprono presso le stazioni delle principali metropoli.   
Caso emblematico è quello di Gentilini che il 5 marzo ha aperto il suo temporary shop presso la stazione Termini di Roma con il motto  “Prendere il treno a Roma adesso è più gustoso”. Il motto era poi supportato dal fatto che i frequentatori del negozio avrebbero potuto attingere a prodotti non fruibili facilmente nei già esistenti punti vendita, in questo  caso relativi soprattutto la grande distribuzione.



Rintracciare il temporary è fondamentale. L’essere in zone prestigiose di prestigiose città non basta. Guidare l’arrivo dei consumatori tramite stimoli visivi o sonori.
Ad esempio, nel febbraio 2014 i Baci perugina hanno aperto un temporary shop a Milano dal titolo “innamorarsi a Milano”. Per arrivare nel negozio gli interessati venivano guidati da fluttuanti cuori rossi appesi sopra le teste dei passanti di Via Montenapoleone.


Come in tutte le attività di Marketing l’impatto visivo vuole la sua parte. La scelta dei colori deve anche far risaltare il temporary shop rispetto ai negozi confinanti proprio per sottolineare l’eccezionalità dello spazio.
Tutto ciò deve essere fatto in linea con le caratteristiche della brand identity e può essere fatto adattandosi alle caratteristiche della città scelta per aprire il “negozio”.
E’ il caso di Prada che nel 2009 ha aperto un fantastico temporary shop a Parigi ispirandosi ai temi architettonici della città.


Da non sottovalutare è il periodo in cui si vuole aprire lo shop.
E allora come non dare risonanza al temporary shop aperto da Magnum? Quale romano, milanese o napoletano non ha voglia di un bel gelato in questo caldo periodo?
Magnum, in occasione dei suoi 25 anni, ha aperto il Magnum Pleasure Store nei centri di Napoli, Milano, Roma, Parigi, Londra, Amburgo e San Paolo. Un vero e proprio Tempio del Piacere dove gli amanti del gelato possono creare il loro Magnum con nuove combinazioni di ingredienti.


Un evento a tutti gli effetti ben riuscito sia per la scelta di collocarsi in zone prestigiose, dovuta soprattutto alla coerenza con il brand, che per la scelta di creare un vero e proprio tempio esaltando il concetto di piacere, il quale caratterizza da sempre tutta la comunicazione del prodotto.  
Ottima è anche l’idea far partecipare con creatività il cliente alla composizione del prodotto, incuriosendolo e divertendolo.

#HappyBirthdayMagnum

Elisa Ruscino



lunedì 2 giugno 2014

Regalati una #Socialbirra!



E’ birra, è social.

E’ sperimentato.

E, last but not least, è targato Brands Invasion, in collaborazione con M4U, Birranderground e Hop Corner

Sta per arrivare e si chiama #Socialbirra 2, l’invasione digitale che riproporrà il successo della prima edizione con nuovi fiotti di schiuma bianca e social media, questa volta nella Facoltà di Economia La Sapienza, il prossimo 6 Giugno, a partire dalle 14,30

Un evento da non perdere per intenditori e appassionati, che vorranno trascorrere una giornata di approfondimento sui cinque principali social media (Twitter, Facebook, Youtube, Instagram e Pinterest), attraverso dibattiti e workshop tenuti da esperti del settore. 
Ma è anche birra, quella artigianale, con i birrai locali che spilleranno nella Sala “Beer Firm” allestita nel cortile della facoltà.  Un accostamento, quello tra social media e birra artigianale che sarà insolito ai più, ma senza dubbio vincente, e ben noto a chi la birra artigianale la esplora, la gusta, ci si inebria. E vuole raccontare di quel viaggio al resto del mondo, a chi in quel momento non ha una pinta in mano, e a quelli de è amara e fa schifo.
Cos’altro può divulgare il messaggio della
birra vera nell’era del 2.0 se non i social media?

#Socialbirra è allora ragione in più per chi non vede l’ora di impugnare un boccale e godersi quel viaggio in compagnia, e per non perdere l’occasione affinchè diventi sempre più difficile trovare uno sgabello libero al pub.
Degustazioni, musica e molto altro ancora accompagneranno il nostro ultimo venerdì prima dei mondiali fino a mezzanotte.

E allora… a tutta birra! Non siete già in fermento?


Accesso libero ad area birrai/food, area media partner e djset.
5 euro biglietto di ingresso (no prenotazione) valido per tutti i workshop e la tavola rotonda. 
Degustazione costo a parte di 10 euro e prenotazioni a info@birranderground.it 


Chiara Orlando

mercoledì 28 maggio 2014

M4U incontra Rypson Sunglasses


Rypson Sunglasses è un marchio italiano di occhiali da sole che si contraddistingue per i materiali e le scelte stilistiche essendo il prodotto in legno pregiato con lenti fluo. Nasce a fine 2012 dall’iniziativa di due studenti e amici, che hanno deciso di assecondare il loro spirito imprenditoriale e dar vita a questa piccola realtà.
Per conoscere meglio l’impresa e il percorso intrapreso fin ora, M4U ha intervistato Pietro Turuani socio e fondatore, insieme a Riccardo Bresciani, della Rypson Sunglasses.
Progetto nato un po’ per caso e dal desiderio di “voler far qualcosa”, essendo molto giovani e intenzionati a portare avanti la loro idea autonomamente, i due soci hanno scelto di investire nel settore moda e in particolare negli occhiali da sole per loro personale interesse nello stesso ma anche e soprattutto per essere sicuri di poterne curare i vari aspetti direttamente e senza bisogno di competenze particolari, richieste ad esempio nel high-tech.
Il primo passo è stato l’incontro e la scelta del fornitore alla mostra internazionale dell’occhiale di Parigi, seguito poi dalla progettazione e realizzazione del primo lotto. 
La vendita soprattutto all’inizio è via “family&friends” quindi amici e amici di amici e particolarmente nell’area di Milano località di residenza dei fondatori e città dove l’impresa ha sede. A questo si aggiunge tuttavia l’uso dei social media e nello specifico di Facebook e Instagram e Pietro ci racconta la difficoltà nel trasferire un’idea attraverso questi mezzi che sia sempre coerente e con un messaggio univoco. Queste difficoltà, spiega, sono dovute all’ancor poca esperienza sotto questo punto di vista e alla grande quantità di tempo che la campagna comunicazionale richiede. Ulteriore ostacolo allo sviluppo di una più ampia campagna e all’utilizzo di altri strumenti è l’impossibilità finanziaria di richiedere la consulenza di esperti; l’impresa nasce, infatti, da un investimento iniziale soltanto dei due soci, quindi nessun prestito, né altri soci, nessun venture capital e tutto quello che si sta creando deriva solamente dall’autofinanziamento.
Ma come si sa nel creare una impresa, i problemi da affrontare sono molti e vanno al di la delle ristrettezze economiche; anche quelli che sembrano essere punti di forza come la complementarità tra background formativi diversi come quelli manageriale di Pietro e ingegneristico di Riccardo, si rivelano spesso fonte di attrito per l’assenza di un linguaggio comune ai soci e a volte l’incapacità di mediare tra idee e opinioni discordi. Da un punto di vista esterno invece, come è solito sentire la burocrazia è l’ostacolo maggiore e poi, in termini più specifici al prodotto, la forte concorrenza del settore nel quale non è facile sviluppare un’idea ed essere prorompenti con pochi mezzi finanziari. Inoltre spesso si pensa che una volta realizzato un prodotto di qualità esso sia il centro dell’offerta e il gioco è fatto. In realtà, ci dice, è una minima parte del lavoro poiché soprattutto in questo settore lo sforzo più grande è creare un mondo di valori che il marchio riflette e in cui il cliente si identifica in modo tale da, innanzitutto soddisfarlo, e se possibile fidelizzarlo e quindi farlo diventare ambasciatore di questo messaggio.
Nonostante tutto, il successo del primo lotto ha permesso di continuare questa iniziativa e si è proceduto con l’ordine del secondo e terzo lotto, con lo sviluppo del sito web, con l’ampliamento della distribuzione a punti vendita fisici a Milano e con i primi contatti nella distribuzione a Londra dove, però la limitata gamma di modelli non rende facile l’accesso. Proprio in ragione di ciò i progetti per il futuro prevedono l’ampliamento della gamma attraverso delle novità nel modello che diano più scelta al loro pubblico e forse più in la nel tempo attraverso l’introduzione di nuovi materiali che vadano ad affiancarsi al legno.
Una priorità è invece lo spostare il produttore in Italia e ottenere quel valore aggiunto custodito nel Made In Italy. Alcuni dei loro ordini arrivano infatti dall’estero, si parla di Cile, Francia e altri paesi europei e il Made In Italy, come si sa nel campo della moda come food e design è fondamentale, nel senso che “quando tu vai a vendere un prodotto come il nostro occhiale senza dire Made In Italy e poi dicendolo l’effetto è diverso, il Made In Italy è sinonimo di gusto, qualità, affidabilità e sposta il valore percepito in alto.”
 Il target di Rypson è giovane, con uno stile di vita dinamico, al passo con le tendenze e che vuole distinguersi. Quella tipologia di persone per cui non è tanto avere il brand che conoscono tutti Emporio Armani per esempio, ma è la ricerca della nicchia che da il valore aggiunto. Certamente per rivolgersi a questa categoria di persone bisogna offrire un messaggio forte e un prodotto di qualità, è quello che questi giovani imprenditori vogliono fare e che stanno cercando di fare.
Lontani dalle stravaganze esasperate come dalle tendenze transitorie, i prodotti Rypson vogliono proporsi come compagni discreti di una quotidianità fresca, colorata e mai ferma, proprio come l’arte di vivere italiana, di cui sono intrinsecamente alfieri e messaggeri.

martedì 29 aprile 2014

Nuove frontiere del Made in Italy agro-alimentare

1,5 miliardi di importi liquidati tra il 2009 e il 2013, oltre 800 programmi di attività di promozione e marketing di prodotto avviati, +43% in valore della quota di mercato nel periodo, 20 milioni all’anno in media di ettolitri esportati… 



Sono questi solo alcuni numeri emersi durante il workshop “Promozione del vino e del food italiani nei paesi terzi”, promosso dalla Sapienza in collaborazione con Qualivita e A&Elle Consulting, e che descrivono un mercato, quello vitivinicolo, fortemente dinamico ed in crescita. 

Un settore che beneficia di un fondamentale sostegno allo sviluppo da parte dell’Unione europea, attraverso regolamentazioni comunitarie[1]  che finanziano dal 2009 azioni di promozione e informazione sui prodotti agricoli e agroalimentari, disegnandone gli ambiti operativi sui mercati dell’area extra-UE.

Si rivolgono, infatti, soprattutto al mercato estero le imprese italiane vitivinicole, che continuano a registrare negli anni un calo della domanda e del consumo interni e, al contrario, una grande vitalità in ambito internazionale.

Questo straordinario successo reso possibile grazie alla cosiddetta OCM Vino introdotta nel 2009 non si è però registrato nelle altre produzioni dell’agro-alimentare. 
Al proposito,  il più recente quadro normativo comunitario  in via di definizione permetterà per la prima volta la realizzazione di azioni di promozione e informazione congiunta fra brand del vino e dell’agro-alimentare, aprendo così nuove opportunità di crescita del Made in Italy nel mondo.





Si prende quindi atto della forte potenzialità del brand e delle attività di co-marketing che si affiancano e veicolano l’alta qualità e la certificazione d’origine delle produzioni agroalimentari italiane. 

Un esempio su tutti è Academia Barilla, il primo centro internazionale che promuove e valorizza autentici prodotti italiani con l’obiettivo di tramandare le conoscenze e la sapienza applicata alla preparazione dei cibi della Gastronomia italiana nel settore della ristorazione del mercato nord americano. Dotata di una Biblioteca gastronomica accessibile anche online, è una struttura all’avanguardia che propone programmi specifici per appassionati gourmet, professionisti e aziende interessati a diventare ambasciatori della cucina italiana nel mondo.


La tutela del marchio diventa così uno strumento strategico per la promozione, permettendo il trasferimento all’estero dell’essenza e della cultura dei prodotti italiani, da sempre caratteri identitari del nostro Paese.


Chiara Orlando





[1] Regolamento CE n. 03/2008 e Regolamento CE n. 1308/2013. 

domenica 20 aprile 2014

Social Media Fail #1

Social Media Fail

Il nuovo contesto economico e sociale, in cui la verità nasce sul web ed esiste tutto e solo cio che esiste sul web, pone le aziende davanti a nuove sfide o nuovi interrogativi.
Essere o non essere sui Social Network? Qualsiasi sia la risposta bisogna sempre tenere conto della dura verità, “sul Web la reputazione o te la fai o te la fanno”, che si sia o no attori della propria reputazione, il web parla di noi!
In questa rubrica affrontiamo, l’avvolte disperato, approccio delle aziende ai Social Network, raccontandovi in ogni appuntamento gli Epic Fail, e qualche Epic Win, delle Aziende nel mondo Social, suggerendovi di mandare il vostro curriculum a quelle dove probabilmente si è liberato un posto da Social Media Manager.

Stare in alta quota nell’universo social è difficile quanto importante, lo sanno bene queste compagnie aeree, tra sviste, allarmi terroristici e Epic Fail.

Alle volte meglio non dirlo!
Alitalia, ha una bellissima pagina Facebook, con la possibilità di inviare messaggi.
Finalmente un volto fresco, nuovo, immediato, finalmente Alitalia ha capito l’importanza del servizio 24 su 24, 7 giorni su 7.....Oppure no.....la descrizione recita:

“Benvenuti nella Pagina ufficiale di Alitalia.
Rispondiamo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 20,
sabato e festivi fino alle ore 17.”

Questa si può anche perdonare, ma di certo non è stata perdonata  Sarah, una 14 enne olandese, che con troppa leggerezza ha allarmato American Airline. Che dite la reazione è stata troppo seria?




  La Società non l’ha presa benissimo e Sarah shockata ha commentato:
  

   
La ragazza è stata poi arrestata, e probabilmente verrà perdonata vista la giovane età.... (Fonte)

Imperdonabile invece il Social Mega Fail di questo Appuntamento,
in risposta ad una viaggiatrice la US Airways allega un’Immagine di una donna nuda che “gioca” con un modellino di aeroplano: